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mercoledì 23 novembre 2016

2° part - Comment introduire le revenu de base sans sombrer un état?


II° Parte – Chi pulirà le strade e farà i lavori di “merda”? Come impedire che ciò provochi ondate migratorie dai paesi più poveri?

Quando mia figlia mi ha sottoposto a questa prova, confesso che mi sono dovuta sedere per riflettere e poter risponderle.



Mie risposte:

1-   hai ragione, bisogna riflettere su ciò che significa cittadinanza e cittadino? Su quali sono i diritti di un cittadino e quali sono i doveri?
2-   Consideriamo le funzioni sociali e suddividiamole in quelle specializzate e quelle non specializzate (quelle che concerne le immigrazioni).
3-   Le funzioni non specializzate sono quelle che più interessano il Sociale in fattori di numeri – sono la maggioranza.
4-   Se il cittadino ha diritto ad un reddito di cittadinanza ha anche dei doveri nei confronti della sua città/stato, giusto?
5-   Immagina questa situazione: su un reddito di cittadinanza di 2.000€ lo stato (la comunità dei cittadini) chiede un impegno di 1 mese l’anno, obbligatorio, di disponibilità del suo tempo per le funzioni sociali (le chiamo “funzioni sociali” perché non è più un lavoro). Estrazioni a sorteggio dai 18 anni alla pensione.
6-   Tra le “funzioni sociali” saranno presenti anche funzioni di partecipazione al governo della città e del Paese (estrazione a sorte con un impegno di un anno come deputato dove parteciperà alla costruzione delle leggi, con stipendio da deputato da aggiungere al suo reddito di cittadinanza)
7-   Tutti quelli che accetteranno il reddito dovranno anche accettare, secondo le proprie possibilità fisiche, l’impegno sociale.
8-   Se, per esempio, un personaggio come Sarkosy accettasse il reddito e non vuole impegnare il suo tempo per pulire la città o un bosco, potrà donare un mese del suo reddito di cittadinanza per qualcuno che prenderà il suo posto.
9-   Chi accetta, oltre il suo impegno come cittadino, di lavorare per queste funzioni potrà aggiungere il reddito da lavoro base. (2000€ + salario minimo)

OBIEZIONI
Ci sarà una grande disorganizzazione?
Ci sono migliaia di ingegneri dell’organizzazione che potranno presentare i loro progetti.

VANTAGGI
1-   Se un ingegnere effettuerà il suo servizio civile quel mese, comincerà con l’avere dei disagi in un primo momento, ma tornando a casa si metterà a progettare un Robot che possa rimpiazzarlo (vedi “Come capitalizzare i vantaggi”).
2-   Il professore universitario, il politico, l’economista, etc.. comincerànno a rivedere le loro idee rispetto al lavoro e alla società.

…….. continua ……..



mercoledì 22 giugno 2016

GLI ITALIANI E LA SINDROME DI PROCNE


GLI ITALIANI E LA SINDROME DI PROCNE



La Sindrome della Donna Maltrattata, anche definita sindrome di Procne, è quel terribile meccanismo psicologico che impedisce alle vittime di violenza domestica di ribellarsi al loro aguzzino ma, spesso, di solidarizzare con lui proteggendolo e giustificandolo. (Votandolo)

Potremmo definirlo un po' una sorta di sindrome di Stoccolma, perché anche in questo caso la psiche, per proteggersi dal dolore e farlo "apparire" meno terribile, lo "avvolge" da una bolla di comprensione umana sì da renderlo accettabile, dignitoso.

Ma perché un italiano/donna "sano", normale dovrebbe finire intrappolato in questo circolo vizioso di non-amore e accettare di essere umiliato, malmenato, isolato…..o costretto a emigrare?
E quali sono i sintomi? Per comprendere ciò che accade nella mente di una donna che subisce violenze domestiche dobbiamo avere qualche infarinatura di "vittimologia", quella branca della psicologia criminale che studia non la mente del carnefice, ma quella della vittima.

1-Il primo stadio della sindrome è la negazione, aggiungerei per quanto riguarda gli italiani la polemica e la caccia alle streghe passive. La minimizzazione ( in fondo c’è chi sta peggio). Questo porta spesso a divenire complice del carnefice.
La fase della negazione, purtroppo, può anche durare per sempre: una donna maltratta, che subisca un tale lavaggio del cervello, può vivere così tutta la vita, ma talvolta, pur accorgendosi di essere vittima di abusi insopportabili, non riesce ad uscirne per diverse ragioni, sia pratiche che psicologiche. Ribellarsi diventa sempre più difficile. Si convince persino che il proprio carnefice abbia ragione:

Ognuno ha il governo che si merita.

Ha ragione ho lavato male i piatti (o non ho emesso ricevuta fiscale – es.) senza rendersi conto che forse lo ha fatto perché aveva un braccio rotto e gli occhi tumefatti.

Gli italiani sono tutti scansafatiche e amano l’assistenzialismo… che vuoi farci? Eppure emigrano e accettano situazioni umane difficili.

2- IMPOTENZA APPRESA.
Ti sei mai chiesto come mai GLI ITALIANI sembrano bloccati nei loro problemi e nelle loro situazioni negative?

Un po’ come se si trovassero nelle sabbie mobili e preferissero non muoversi per non sprofondare. Dall’esterno ci danno l’impressione di vivere nella più assoluta immobilità. Sappi che probabilmente sono nella situazione di vittima dell’impotenza appresa
“scoperta per caso nel 1967 dallo psicologo americano Martin Seligman, durante una serie di esperimenti di laboratorio.
Nei suoi esperimenti, Seligman aveva scoperto che un animale sottoposto ripetutamente a una scossa elettrica (senza possibilità da parte sua di evitarla), una volta messo nelle condizioni di poter fuggire dalla gabbia per evitare la scossa non lo faceva.
In poche parole, l’animale aveva appreso che la situazione negativa era inevitabile e non dipendeva dal suo comportamento, per cui anche quando effettivamente poteva muoversi o saltare per fuggire non lo faceva.
In seguito Seligman ampliò i risultati di questi studi, estendendoli anche agli esseri umani. In un altro esperimento, alcuni studenti erano in una stanza nella quale era presente un forte rumore che ovviamente infastidiva i soggetti. Gli studenti provavano a ruotare delle manopole o a premere dei pulsanti, ma il rumore non cessava.
Successivamente gli stessi studenti si trovavano in un’altra stanza dove era presente lo stesso rumore assordante, il quale però questa volta poteva essere controllato attraverso una manopola. Tuttavia gli studenti tendevano a non provare ad interrompere il rumore, dal momento che precedentemente avevano appreso che si trattava di una situazione fuori dal loro controllo.
L’impotenza appresa si riferisce quindi alla situazione in cui apprendiamo che non può essere fatto nulla per controllare o migliorare una data situazione, per cui tendiamo a non provarci nemmeno.

Ricapitolando queste due riflessioni e le mie osservazioni attuali, mi rendo conto che l’italiano, sia che sia rimasto o che sia uscito dal suo paese, rimane vittima di queste due sindromi.

Il risultato è che invece di spezzare le catene che ci tengono in questa situazione da qualche centinaio d’anni ci scanniamo tra noi…intanto i furbi, italiani e non, continuano a spadroneggiare.


http://www.studiocriminalistica.it/lasindromediprocne.htm





sabato 23 aprile 2016

OK! QUANDO COMINCIAMO?

Da dove nasce questa frase?

Mi trovavo nel mio ufficio all'interno del Centro per l'impiego di Cesena. Lavoravo come Orientatrice Professionale e mi occupavo di adolescenti dai 14 ai 18 anni e di uomini in transizione lavorativa. La persona che aveva appuntamento con me non si era presentata quindi avevo un'ora libera e stavo controllando alcuni documenti. Una mia collega, psicologa, bussa alla mia  porta dicendomi:
-c'è un ragazzo che gira per i corridoi, un po' sperduto e mi sembra anche un po' tonto. Ha 17 anni, quindi tocca a te.
Rispondo:
-va bene fallo entrare.






Mi appare un ragazzo russo alto circa un metro e novanta, spalle larghe, biondissimo, occhi di un blu profondo e un atteggiamento stile " Ti spiezzo" del film di Roky di Stallone. Gli propongo di entrare e chiudere la porta. Mi guarda male. Lo invito a sedersi sulla poltroncina d'ufficio davanti alla mia scrivania e gli porgo la domanda di rito:
- Come posso aiutarti?
Risponde:
-Voglio diventare ingegnere nucleare.
Rimango un po stupita da questa chiarezza d'intenti. Solitamente gli adolescenti non hanno le idee così chiare.prendo un foglio bianco, più per prendere tempo, e cominci a fargli alcune domande:
-nome, da quanto tempo ti trova in Italia, che studi hai fatto nel tuo paese, etc...?
Scopro che è appena arrivato da qualche mese in Italia al seguito di sua madre, ingegnere chimico, che aveva sposato un camionista di Cesena. Studiava 4 ore al giorno italiano e inglese e lavorava qualche ora al giorno in un fast food. Aveva studi scientifici nel suo paese, ma gli avevano riconosciuto, in Italia solo la terza media.
Terminata la mia raccolta di informazioni molto sintetica; rispondeva in modo telegrafico alle mie domande; comincio la descrizione del sistema scolastico in Italia e come fare per diventare ingegnere nucleare. Quindi 5 anni di liceo scientifico e altri 5 di università.
A quel punto non so più cosa dire, lui mi guardava in silenzio. Scorgo che sta pensando e mentalmente sta delineando il suo percorso. Rimaniamo in silenzio per qualche secondo. A un certo punto esordisce:
- Ok! quando cominciamo?
Rimango sorpresa! Il tono è di sfida. Ho qualche attimo d'esitazione per pensare a come rispondere a questa domanda. Mi rendo conto che lui aveva stimolato il mio desideri di raccoglie una sfida. Rispondo:
- Cominciamo subito!
Prendo la cornetta del telefono e l'elenco dei licei scientifici della zona. Comincia la mia ricerca di posti disponibili; era fine settembre e la scuola era già cominciata; ricevo alcune risposte negative. Solo un liceo mi accetta questo inserimento fuori dai termini. Chiedo un appuntamento per un test d'ammissione e l'elenco dei documenti necessari per l'iscrizione. Chiudo la telefonata e consegno indirizzo, ora dell'appuntamento per il giorno dopo e l'elenco dei documenti. Si alza lentamente dalla poltroncina. Mi sembra incredulo. Mi ringrazia ed esce dal mio ufficio. Non lo rivedrò mai più.
Qualche giorno dopo ricevo una telefonata dal Preside del liceo:
- chi cazzo mi ai mandato?
Rimango basita. Penso dentro di me: che ha combinato? Abituata ai problemi degli adolescenti mi aspetto di tutto. Domando:
- Che ha fatto?
- E' un  genio! Non ho mai visto un ragazzo di quell'età rispondere così ai tests. Questo ai nostri ragazzi gli fa tre giri intorno e loro non se ne accorgono nemmeno! Se non si perde, li farà impallidire tutti!
Resto a bocca aperta. Non so che dire.
Penso alla mia collega che mi aveva detto che forse era un po' tonto.
Non potrò dimenticalo. Mi è rimasto impresso nella memoria. Un ragazzo forte, orgoglioso e deciso. Con una potenza incanalata verso un obiettivo. Così diverso da noi italiani sempre a perderci in chiacchiere.

mercoledì 23 marzo 2016

Misery Market - EUROPE HEBDO

Sylvie Goulard Mercedes Bresso


EUROPE HEBDO

Diffusée le 10/03/2016 
Forse io sono una donna stupida e non capisco bene. Quindi l’impresa crea il lavoro, il lavoro crea il mercato e il mercato crea l’impresa? 
Se è così perché favorire solo l’impresa o il lavoratore e non studiare bene il mercato?
Chi Lavora, se non ha denaro non può spendere, e quindi comprime il Mercato che manda in crisi l’Impresa. Giusto?
L’impresa licenzia e manda in crisi chi Lavora che manda in crisi il Mercato l’Impresa. Esatto?
Il mercato, che pochi studiano, che fa? Soddisfa i bisogni?
La Piramide di Maslow oggi potrebbe essere così:
Bisogni primari:
alimentazione, abitazione, salute, sicurezza, cultura.
Bisogni secondari:
interpersonali, sociali, progettuali, ricerca, creazione, eco-attentivi, comunicativi, autorealizzativi





Dunque, il mercato dovrebbe soddisfare i bisogni. Giusto?










Se io studio il Mercato, creo Impresa che crea Lavoro.
Ma, il mercato è creato da chi ha denaro per soddisfare i bisogni primari e secondari. 

Se io ho molto denaro creo un buon mercato fatto di prestazioni e prodotti di qualità. Dunque imprese di qualità che danno lavoro di qualità che crea Mercato di qualità.

Se ho poco denaro creo misero Mercato che crea misere imprese che creano lavoro di misera qualità con lavoratori di misera qualità che crea un lavoro di misera qualità.

Dalle mie osservazioni, i salari bassi e la misera indennità di disoccupazione creano misero mercato, misera impresa. 
Lo stato dovrà intervenire per coprire le falle e lo farà aumentando la tassazione che creerà misere imprese o non impresa e, squalificazione delle professioni.

Provocazione: se io comincio a pagare il lavoro fisico più di quello intellettuale che cosa accadrebbe?
Se pago un agricoltore quanto pago un avvocato cosa accadrebbe alla struttura sociale?
Molti avvocati andrebbero a zappare?

E con questo, buonanotte a tutti!