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domenica 6 agosto 2017

MI PIEGO MA NON MI DISPREZZO

MI PIEGO MA NON MI DISPREZZO


Come affrontare una prova difficile.

1 - E' importante convincersi di non essere del tutto in balia degli eventi. Sforzatevi di mantenere un ruolo (anche parziale) attivo.
2 - Guardate in faccia le difficoltà: vanno valutate con realismo. In questo l'aiuto di persone amiche ma non coinvolte dal problema.
3 - Concentratevi sul "qui ed ora". E' necessario porsi delle mete, ma ponetevi strategia a breve termine, mirate a obiettivi parziali e perseguite risultati non troppo ambiziosi: avrete bisogno di gratificazioni, non di frustrazioni!
4 - Coccolatevi e fatevi coccolare. Circondatevi di persone positive, che vi vogliono bene e non vi criticano; concedetevi premi e ricompense.
5 -  siate pronti a cambiare strategia, anche radicalmente, adattandola al mutare delle situazioni. la flessibilità è l'arma vincente.
6 - Siate pronti a cambiare ritmo: in alcuni casi è bene agire tempestivamente; in altri, l'attesa è la tattica migliore.
7 - Strada facendo, lo spirito d'osservazione sarà di grande aiuto: per valutare la situazione ma anche per cogliere tutti i progressi, anche minimi, fonti insostituibili di ottimismo e di energia.
8 - superare una difficoltà rende migliori, porta a nuovi equilibri, rivela aspetti nascosti della nostra personalità e doti che non pensavamo di possedere.

NON DIMENTICATELO MAI!

PER UNA VITA PIENA

Le persone che vivono una vita piena sono quelle che che affrontano meglio la "vergogna"; queste sono le persone che avanzano nel mondo con i sentimenti dei loro valori.
Cosa coltivare e cosa abbandonare:

COLTIVARE
1 - l'autenticità
2 - l'autocompassione
3 - la resilienza
4 - la gratitudine e la gioia
5 - l'intuizione e la fiducia in sè
6 - la creatività
7 - il gioco e il riposo
8 - la calma e la tranquillità
9 - un lavoro che ha senso
10 - l'ironia, il canto e la danza

ABBANDONARE
1 - quello che gli altri pensano di noi
2 - la perfezione
3 - il sentimento d'impotenza e d'onnipotenza
4 - le paure e il malumore
5 - le certezze
6 - la competizione e le comparazioni
7 - l'identificazione allo sfinimento professionale e alla produttività come valore personale
8 - all'utilizzare l'ansia come fosse energia vitale
9 - gli "io devo o dovrei"
10 - le finte espressioni e il continuo controllo di se

Sincronicità e il Nulla

I campioni si vedono alla partenza o all'arrivo?


Le sincronicità si vedono alla partenza di un incontro o alla fine, quando il tempo ne scriverà la storia?


E, la storia scritta non è decisamente soggettiva?


Secondo le mie seperienze i campioni si vedono alla fine di una competizione e non sulla linea di partenza. I commenti postumi sono divertenti, ma lo sono di più i commenti iniziali che attribuiscono vittorie e sconfitte su preconcetti personali, soggettivi.

Lo stesso vale per le sincronicità o il caso.
Il caso esiste o non esiste?
Il caso esiste, e qualsiasi matematico potrebbe spiegarvi le leggi delle probabilità.
L'uomo ha bisogno di creare storie. Le storie hanno necessariamente un filo conduttore che lega gli eventi. Gli eventi possono essere legati in qualsiasi modo. E' l'aspetto soggettivo che, dai medesimi avvenimenti, può creare una storia differente e molto soggettiva.
Un antico detto, penso cinese, dice che ogni incontro nella vita è un incontro sessuale. Sessuale nel senso riproduttivo, non erotico. Questo incontro può creare qualcosa di nuovo: due idee ne possono creare una terza, etc. Ma allo stesso tempo ci sono rapporti sessuali improduttivi, vedi sterili, dove semplicemente non avviene nulla e la vita continua.
Il nulla per la mente umana è inconcepibile - vedi la stessa parola: 
Che non può essere pensato o immaginato; impensabile, inimmaginabile.
Quindi non tutti gli incontri sono creativi.
Il nulla è difficile da accettare, ma esiste!
Il nulla esiste e l'uomo ne ha paura e lo affronta in due modi:
1- cercando di dimostrarlo: vedi scienze, ricerche archeologiche e antropologiche;
2- creando storie su ciò che conosce e cercando di convincere gli altri delle proprie storie: vedi bibbie varie, miti e leggende, teorie psicanalitiche 👉😄, etc...



domenica 30 luglio 2017

La carità

La carità é un costume rabberciato 

e indossato per l'occasione squallida come un signorotto che si toglie i guanti
 nel bel mezzo della piazza, 
mette le mani in tasca e lascia scivolare qualche spicciolo nel cappello del barbone, 
guardandosi bene dallo stringere la mano o toccarlo.

La carità è una beffa, 

sostituisce gli stati sui diritti che dovrebbe assicurare, 
ma non sostituisce la dignità e assicura lunga vita ai disonesti.

La carità è un vincolo religioso

per ribadire, classificare il povero=povero e il ricco=buono

venerdì 28 luglio 2017

Essere adulti


Essere adulti significa fare delle scelte.


Scegliere vuol dire: 

perdere ciò che non si è scelto.

giovedì 27 luglio 2017

La psicologia e la psichiatria sono divenute nuove religioni?

La psicologia e la psichiatria sono divenute nuove religioni?

Negli ultimi tempi mi è venuto da riflettere su la psicologia, la psichiatria e le religioni.
La psicologia e psichiatria come nuove religione, non decisamente compatte.
Come molte religioni ha una sua bibbia, il DSM, dei Profeti: a tu sei freudiano, no vedi io sono junghiano, loro sono lacaniani.
Guai a contestarli! Ti invitano a studiare bene e a criticare solo in ambienti convenuti.
Qualcuno prova, timidamente, a mettere in discussione alcuni principi, ma ovviamente è massacrato dalla comunità.
Una critica al DSM il dottor Maurice Corcos ha provato a farla con il libro "L'homme selon le DSM". Io l'ho letto e sono d'accordo con lui che non si può descrivere l'uomo e le sue patologie incasellandolo in pochi quadri patologici. Poi si lagna che l'ultimo DSM ha aumentato le patologi portandole a quasi 400.
Io mi lagno che sono troppo pochi ancora. Io crederò a questa nuova Bibbia, quando porterà il numero delle caratteristiche mentali esposte a circa 8 miliardi, quanti siamo su questa terra abolendo così la parola NORMALE.
........Continua.......

Psicosomatica o somatopsichica?


E se la psiche rispondesse alle problematiche interne al nostro corpo e non viceversa?

La somatopsichica: che riguarda l’influenza del corpo sulla psiche (si contrappone a psicosomatico): malattia, medicina somatopsichica.

Negli ultimi anni, a Parigi, mi sono occupata da vicino alle malattie. Da tumori, demenze senili, handicap fisici e mentali, autismo, sindromi genetiche, sindromi varie, etc. Molte cose mi hanno colpita. Ho osservato le persone nel loro comportamento e nell'atteggiamento psichico. La cosa che mi ha più colpita è il cambiamento di umore, comportamento, atteggiamento pre-diagnosi.
In molte letture fatte negli ultimi 25 anni ho sempre notato l'accento al: 
- ti ammali di tumore perchè sei rancorosa, hai rabbia, hai subito...etc.
- hai il diabete perchè hai avuto amarezze nella via o sei una persona amara.
- hai avuto un infarto perchè ...etc.
La mia osservazione mi ha portato a evidenziare che il corpo, e quindi la patologia, parla molto tempo prima di averla diagnosticata. Ho osservato persone con pessimi caratteri, caratteri che mi hanno indicato nelle interviste con figli e parenti, aver avuto in seguito diagnosi di una qualche patologia, che se pur confermata, nelle caratteristiche nella psicosomatica, non riesce a convincermi del fatto che la persona abbia reagito nel tempo ad uno stimolo interno che si stava sviluppando, appunto la patologia.

Esempi semplici: 
- se ho fame, il mio corpo comincia a sviluppare particolari prodotti (ormoni, tossine, enzimi, etc) che mi fanno sicuramente cambiare d'umore. Conosco persone che è meglio non frequentare quando sono affamate.
- se ho abusato, durante dei rapporti sessuali, del mio corpo non concedendogli il tempo necessario per prepararsi alla penetrazione e al rapporto completo o al giusto relax dei muscoli e rilascio dei lubrificanti naturali, potrei sviluppare un infiammazione da stress con conseguente cistite. Le donne conoscono bene questo argomento. Quindi è il corpo abusato che modificherà l'umore dei prossimi rapporti e della relazione.
- se io subisco un asportazione delle ovaie è certo che il mio equilibrio ormonale non sarà più lo stesso, e il mio referente cerebrale, l'ipofisi, si adatterà di conseguenza. Questo potrebbe variare anche tutto il mio equilibrio psichico e cognitivo. Allora, perchè colpevolizzare la psiche?
- se ho dei problemi cardiaci e il mio cuore si ferma, la psiche/cervello muore, ma non necessariamente il contrario. Sappiamo che si può diagnosticare una morte cerebrale e continuare a vivere.

Potrei fare infiniti esempi e confermare che spesso il corpo parla, ma pochi lo ascoltano si preferisce dare ascolto alla psiche o meglio addossargli responsabilità che non ha.
Questo non avalla lo stordimento farmaceutico che spesso arriva quando c'è un cambiamento d'umore.

Vi racconto una mia esperienza: una donna di circa 80 alla quale viene diagnosticato un Alzheimer. Le figlie raccontandomi del suo pessimo carattere che con la malattia era peggiorato continuano a non vedere altro che la malattia diagnosticata e nient'altro. Le mie continue domande sul suo stato di salute vengono evase dicendo che il medico non aveva diagnosticato nulla, era in perfetta salute fisica. Esami nella norma, etc. Vado quindici giorni in vacanza e, al mio ritorno mi ritrovo una situazione completamente nuova: la signora era stata ospedalizzata improvvisamente. Diagnosi tumore al fegato che si era diffuso all'intestino. Ormai  non c'era più nulla da fare. La povera signora manifestava con il suo caratteraccio una patologia che covava chissà da quanto tempo.


sabato 18 marzo 2017

Si une relation vous laisse avec 
un sentiment d'insatisfaction ou de frustration, 
attention, 
vous pourriez être inconsciemment soumis. 
Être émotionnellement soumiss: 
quels sont les signes d'avertissement?

Toutes violences ont, comme son but ultime, faire balbutier la victime, briser sa syntaxe

Ogni violenza ha, come fine ultimo, 
far balbettare la vittima, 
spezzare la sua sintassi

(Armando Gonzalez Torres)




Ogni tipo di violenza spezza qualcosa nell'intimo della persona che la subisce.
La persona che ha subito l'attacco continuerà a balbettare emotivamente nella sua vita.





Come venirne fuori? 

Come continuare a vivere con la ferita invisibile agli altri?

Vi sono molti modi. Ognuno sperimenta il proprio. 

Alcuni metodi sono possono aiutare, ma questi sono efficaci e, si possono adottare?
Fuga dalla realtà
Fuga nella fantasia creativa
Malattie somatiche
Isolamento
Evitamento


Dire o non dire della propria ferita?

Dire e essere marchiati a vita come vittima?
Non dire e passare per persone strane?

Venite nel gruppo, non esiste la soluzione magica, ma le strategie vincenti e adattative.
Parlarne è vitale!


mercoledì 22 giugno 2016

GLI ITALIANI E LA SINDROME DI PROCNE


GLI ITALIANI E LA SINDROME DI PROCNE



La Sindrome della Donna Maltrattata, anche definita sindrome di Procne, è quel terribile meccanismo psicologico che impedisce alle vittime di violenza domestica di ribellarsi al loro aguzzino ma, spesso, di solidarizzare con lui proteggendolo e giustificandolo. (Votandolo)

Potremmo definirlo un po' una sorta di sindrome di Stoccolma, perché anche in questo caso la psiche, per proteggersi dal dolore e farlo "apparire" meno terribile, lo "avvolge" da una bolla di comprensione umana sì da renderlo accettabile, dignitoso.

Ma perché un italiano/donna "sano", normale dovrebbe finire intrappolato in questo circolo vizioso di non-amore e accettare di essere umiliato, malmenato, isolato…..o costretto a emigrare?
E quali sono i sintomi? Per comprendere ciò che accade nella mente di una donna che subisce violenze domestiche dobbiamo avere qualche infarinatura di "vittimologia", quella branca della psicologia criminale che studia non la mente del carnefice, ma quella della vittima.

1-Il primo stadio della sindrome è la negazione, aggiungerei per quanto riguarda gli italiani la polemica e la caccia alle streghe passive. La minimizzazione ( in fondo c’è chi sta peggio). Questo porta spesso a divenire complice del carnefice.
La fase della negazione, purtroppo, può anche durare per sempre: una donna maltratta, che subisca un tale lavaggio del cervello, può vivere così tutta la vita, ma talvolta, pur accorgendosi di essere vittima di abusi insopportabili, non riesce ad uscirne per diverse ragioni, sia pratiche che psicologiche. Ribellarsi diventa sempre più difficile. Si convince persino che il proprio carnefice abbia ragione:

Ognuno ha il governo che si merita.

Ha ragione ho lavato male i piatti (o non ho emesso ricevuta fiscale – es.) senza rendersi conto che forse lo ha fatto perché aveva un braccio rotto e gli occhi tumefatti.

Gli italiani sono tutti scansafatiche e amano l’assistenzialismo… che vuoi farci? Eppure emigrano e accettano situazioni umane difficili.

2- IMPOTENZA APPRESA.
Ti sei mai chiesto come mai GLI ITALIANI sembrano bloccati nei loro problemi e nelle loro situazioni negative?

Un po’ come se si trovassero nelle sabbie mobili e preferissero non muoversi per non sprofondare. Dall’esterno ci danno l’impressione di vivere nella più assoluta immobilità. Sappi che probabilmente sono nella situazione di vittima dell’impotenza appresa
“scoperta per caso nel 1967 dallo psicologo americano Martin Seligman, durante una serie di esperimenti di laboratorio.
Nei suoi esperimenti, Seligman aveva scoperto che un animale sottoposto ripetutamente a una scossa elettrica (senza possibilità da parte sua di evitarla), una volta messo nelle condizioni di poter fuggire dalla gabbia per evitare la scossa non lo faceva.
In poche parole, l’animale aveva appreso che la situazione negativa era inevitabile e non dipendeva dal suo comportamento, per cui anche quando effettivamente poteva muoversi o saltare per fuggire non lo faceva.
In seguito Seligman ampliò i risultati di questi studi, estendendoli anche agli esseri umani. In un altro esperimento, alcuni studenti erano in una stanza nella quale era presente un forte rumore che ovviamente infastidiva i soggetti. Gli studenti provavano a ruotare delle manopole o a premere dei pulsanti, ma il rumore non cessava.
Successivamente gli stessi studenti si trovavano in un’altra stanza dove era presente lo stesso rumore assordante, il quale però questa volta poteva essere controllato attraverso una manopola. Tuttavia gli studenti tendevano a non provare ad interrompere il rumore, dal momento che precedentemente avevano appreso che si trattava di una situazione fuori dal loro controllo.
L’impotenza appresa si riferisce quindi alla situazione in cui apprendiamo che non può essere fatto nulla per controllare o migliorare una data situazione, per cui tendiamo a non provarci nemmeno.

Ricapitolando queste due riflessioni e le mie osservazioni attuali, mi rendo conto che l’italiano, sia che sia rimasto o che sia uscito dal suo paese, rimane vittima di queste due sindromi.

Il risultato è che invece di spezzare le catene che ci tengono in questa situazione da qualche centinaio d’anni ci scanniamo tra noi…intanto i furbi, italiani e non, continuano a spadroneggiare.


http://www.studiocriminalistica.it/lasindromediprocne.htm





sabato 7 maggio 2016

Le cose che devi accettare e le cose che puoi cambiare



Mi danno spesso nel cercare di capire le filosofie, o pseudofilosofie orientali che mirano all'accettazione degli eventi.
Mi fanno impazzire perché se tutti nel mondo diventassimo così come potrebbe essere ora il contesto mondiale e sociale.
Non ci sarebbero nuove scoperte che ci hanno portato a vivere più a lungo ed ad aumentare in maniera sproporzionata il numero di abitanti su questa terra.
Non considerare che è stata la non accettazione a creare il benessere che oggi abbiamo è una dissociazione cognitiva pericolosa.
E' vero che abbiamo creato, con la nostra sovrappopolazione e l'industrializzazione connessa, un stato di malessere per la terra. Le guerre, l'inquinamento e le carestie sono un problema che abbiamo creato, ma perché accettarlo e non impegnarsi a cambiarlo.
Mi sembra assurdo che queste filosofie, che ancora vivono e hanno sempre più seguaci in molte persone occidentali, non apprezzino le conquiste fatte dall'uomo.
Potrebbe essere anche questa una modalità di selezione naturale che si è instaurata nell'era moderna. 
Allontanandosi da una filosofia che non accetta, ma che vuole cambiare le cose, queste persone cercano la loro pace interiore infischiandosene del mondo. 
Non lottano ma meditano. Non cambiano le cose, ma le accettano. 
Le meditazioni migliori sono quelle che considerano il contesto interiore individuale, il contesto sociale storico culturale e agiscono con i mezzi esistenti e ne creano altri per continuare ad evolvere e migliorare il mondo.
La tridimensionalità della Teoria della Mente è quella che ha portato all'evoluzione dell'uomo perché lo ha messo in contatto con il suo ambiente. Ambiente è anche l'altro diverso da te: "io so che tu sai" "io so che tu sai che io so". Primo e secondo livello che acquisiamo nel corso del nostro sviluppo. Sviluppo sociale oltre che individuale.

giovedì 24 marzo 2016

GLI ITALIANI, LA SINDROME DI PROCNE E DELL'IMPOTENZA APPRESA

GLI ITALIANI E LA SINDROME DI PROCNE



La Sindrome della Donna Maltrattata, anche definita sindrome di Procne, è quel terribile meccanismo psicologico che impedisce alle vittime di violenza domestica di ribellarsi al loro aguzzino ma, spesso, di solidarizzare con lui proteggendolo e giustificandolo. (Votandolo)

Potremmo definirlo un po' una sorta di sindrome di Stoccolma, perché anche in questo caso la psiche, per proteggersi dal dolore e farlo "apparire" meno terribile, lo "avvolge" da una bolla di comprensione umana sì da renderlo accettabile, dignitoso.

Ma perché un italiano/donna "sano", normale dovrebbe finire intrappolato in questo circolo vizioso di non-amore e accettare di essere umiliato, malmenato, isolato…..o costretto a emigrare?
E quali sono i sintomi? Per comprendere ciò che accade nella mente di una donna che subisce violenze domestiche dobbiamo avere qualche infarinatura di "vittimologia", quella branca della psicologia criminale che studia non la mente del carnefice, ma quella della vittima.

1-Il primo stadio della sindrome è la negazione, aggiungerei per quanto riguarda gli italiani la polemica e la caccia alle streghe passive. La minimizzazione ( in fondo c’è chi sta peggio). Questo porta spesso a divenire complice del carnefice.
La fase della negazione, purtroppo, può anche durare per sempre: una donna maltratta, che subisca un tale lavaggio del cervello, può vivere così tutta la vita, ma talvolta, pur accorgendosi di essere vittima di abusi insopportabili, non riesce ad uscirne per diverse ragioni, sia pratiche che psicologiche. Ribellarsi diventa sempre più difficile. Si convince persino che il proprio carnefice abbia ragione:

- Ognuno ha il governo che si merita.

- Ha ragione ho lavato male i piatti (o non ho emesso ricevuta fiscale – es.) senza rendersi conto che forse lo ha fatto perché aveva un braccio rotto e gli occhi tumefatti.

- Gli italiani sono tutti scansafatiche e amano l’assistenzialismo… che vuoi farci? Eppure emigrano e accettano situazioni umane difficili.

2- IMPOTENZA APPRESA.
Ti sei mai chiesto come mai GLI ITALIANI sembrano bloccati nei loro problemi e nelle loro situazioni negative?

Un po’ come se si trovassero nelle sabbie mobili e preferissero non muoversi per non sprofondare. Dall’esterno ci danno l’impressione di vivere nella più assoluta immobilità. Sappi che probabilmente sono nella situazione di vittima dell’impotenza appresa
“scoperta per caso nel 1967 dallo psicologo americano Martin Seligman, durante una serie di esperimenti di laboratorio.
Nei suoi esperimenti, Seligman aveva scoperto che un animale sottoposto ripetutamente a una scossa elettrica (senza possibilità da parte sua di evitarla), una volta messo nelle condizioni di poter fuggire dalla gabbia per evitare la scossa non lo faceva.
In poche parole, l’animale aveva appreso che la situazione negativa era inevitabile e non dipendeva dal suo comportamento, per cui anche quando effettivamente poteva muoversi o saltare per fuggire non lo faceva.
In seguito Seligman ampliò i risultati di questi studi, estendendoli anche agli esseri umani. In un altro esperimento, alcuni studenti erano in una stanza nella quale era presente un forte rumore che ovviamente infastidiva i soggetti. Gli studenti provavano a ruotare delle manopole o a premere dei pulsanti, ma il rumore non cessava.
Successivamente gli stessi studenti si trovavano in un’altra stanza dove era presente lo stesso rumore assordante, il quale però questa volta poteva essere controllato attraverso una manopola. Tuttavia gli studenti tendevano a non provare ad interrompere il rumore, dal momento che precedentemente avevano appreso che si trattava di una situazione fuori dal loro controllo.
L’impotenza appresa si riferisce quindi alla situazione in cui apprendiamo che non può essere fatto nulla per controllare o migliorare una data situazione, per cui tendiamo a non provarci nemmeno.

Ricapitolando queste due riflessioni e le mie osservazioni attuali, mi rendo conto che l’italiano, sia che sia rimasto o che sia uscito dal suo paese, rimane vittima di queste due sindromi.

Il risultato è che invece di spezzare le catene che ci tengono in questa situazione da qualche centinaio d’anni ci scanniamo tra noi…intanto i furbi, italiani e non, continuano a spadroneggiare.


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lunedì 14 marzo 2016

I innate in me the felinity - HO INSITA IN ME LA FELINITA'

PARIGI 2015 UN ANNO PARTICOLARE

Lea racconta di una chiamata che aveva ricevuto nel pomeriggio dalla sua amica Simona per gli auguri:
-La Simo! Pensa, mi ha detto, che adesso sta bene. Va da una psicologa. Ha lasciato la vela, era diventata istruttrice, sai, è uno sport maschile perché la psicologa le ha detto che doveva “riprendere contatto con la sua Femminilità”.
-Ah!ah!ah! Come chiedere a un gatto di ritornare a essere un gatto. Ma, io sono già un gatto! Ho insita in me la Felinità! Sono sempre stato un gatto!

-Queste psicologhe. Capisco gli psicologi che dicono ciò, ma le donne!
http://www.lulu.com/spotlight/gabriellaindaco

sabato 12 marzo 2016

IL MODO PIU' VELOCE PER CAMBIARE IL MONDO

 Il modo più veloce per cambiare
la società è quello di mobilitare le donne del mondo.
(Charles Malik)

  Lea e Simona, insieme, ricordavano il racconto di Francesca. Francesca una sera raccontò di alcune osservazioni che aveva fatto suo marito. Lui ingegnere minerario in missione sulle piattaforme petrolifere un mese si e uno no, osservava il comportamento degli uomini lasciati soli a se stessi. Raccontava che dopo qualche tempo tra soli uomini, molti cominciavano a trascurarsi. Non si lavavano, non stiravano le camicie, mangiavano come maiali. Addirittura raccontava di un gioco fatto nella piccola cabina d’osservazione, dove si rinchiudevano per fare una gara di scoregge. 
PARIGI 2015 UN ANNO PARTICOLARE
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venerdì 11 marzo 2016

CRIMINI D'ONORE


CRIMINI D’ONORE

Il costume del matrimonio riparatore sopravvisse nella cultura occidentale fino a tempi molto recenti: in Italia fino al 1981, l'articolo 544 del codice penale ammetteva il "matrimonio riparatore"; secondo questo articolo del codice, l'accusato di delitti di violenza carnale, anche su minorenne, avrebbe avuto estinto il reato nel caso di matrimonio con la persona offesa  (Cf. sezione XX secolo)
Non ricordo esattamente quando ho cominciato ad odiare mia madre. So che in quel momento la odiavo come non mai.
Milano, Novembre 1981. Aula del tribunale penale. Processo per rapimento e stupro. Imputato ufficiale…
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domenica 6 marzo 2016

The mirror in myths - Lo specchio nei miti

Lo specchio nei miti

 « Il mito è un testo sacro; riferisce un avvenimento che ha avuto luogo nel tempo primordiale, il tempo favoloso delle origini [...] È dunque sempre il racconto di una "creazione": si narra come qualcosa è stato prodotto, come ha cominciato a essere »


(Mircea Eliade, Aspects du Mythe)

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martedì 1 marzo 2016

Maternal narcissism - Il narcisismo materno

Biancaneve e la matrigna:il conflitto edipico tra madre e figlia

 Come per molte fiabe, anche quella di Biancaneve ha diverse versioni. Qui riporteremo una sintesi di quella più nota, cioè quella scritta e rielaborata dai fratelli Grimm.


Il narcisismo materno 

La matrigna, dal canto suo, può permettersi di competere con la ragazza poiché non è la sua vera madre, può invidiarne la bellezza e la gioventù perché – come matrigna- non è tenuta dalla ‘natura’ ad amarla. Può, quindi, considerarla solo come una rivale qualunque, non come la creatura che ha allevato.



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lunedì 29 febbraio 2016

La fiaba come specchio della psiche - The fairy tale as a reflection of the psyche

La fiaba come specchio della psiche


L’importanza dell’ascolto delle fiabe nel corso dell’infanzia è un elemento che, da tempo immemorabile, le generazioni hanno intuito e tramandato attraverso i secoli, pressoché in tutte le culture. La saggezza popolare, evidentemente, ha da sempre recepito, a livello inconscio, che le fiabe non sono solo racconti atti a spaventare o intrattenere i bambini.
Fu solo nel secolo scorso che il genere ‘fiaba’ fu messo duramente in discussione, specialmente dalla cosiddetta generazione del ’68, fortemente razionalista.


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domenica 28 febbraio 2016

Fiaba e mito: analogie e differenze - Fable and myth: similarities and differences

1.Fiaba e mito: analogie e differenze

Pur  avendo diversi punti di contatto, la fiaba ed il mito hanno radici diverse e sono sostanzialmente due diversi generi letterari.
Inoltre è importante distinguere la fiaba dalla favola, che sono due generi affini ma che divergono fortemente  sia nella forma che nella sostanza. Pur avendo la stessa radice etimologica – il verbo latino far, faris = dire, raccontare-  gli ambienti ed i personaggi della fiaba sono quasi sempre fantastici (orchi, fate, streghe,etc.) e gli eventi prodigiosi, miracolosi. Il racconto, inoltre, ha carattere quasi sempre consolatorio ed un lieto fine.
La favola, invece,...... 
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venerdì 26 febbraio 2016

The mirror in fairy tales and myths - Lo specchio nelle fiabe e nei miti

….Paragonai quel momento a molti momenti che nel corso delle nostre vite attraversiamo come “Specchio” o come “Regina”….
Specchio è l’allievo che a un certo punto dice al “Maestro” che non è più adeguato ai tempi del giovane e “Regina” è il maestro che riceve tale dichiarazione.
La sfida e la rivincita, l’accettazione o la rielaborazione di questo cruciale passaggio di crescita e generazionale. Quindi Edipo e il famoso complesso ritornano con una veste diversa: non soltanto conflitto per la conquista del genitore del sesso opposto, ma anche lotta transgenerazionale per la supremazia.
Proprio questa condizione desolata oggi spinge molte persone, soprattutto giovani e non solo ad avvicinarsi ad un altro Specchio Magico: la Religione e i suoi estremi….
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